Anoressia giovanile: quell’armatura che protegge ma imprigiona

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Anoressia giovanile: quell’armatura che protegge ma imprigiona

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L’astinenza è più facile della moderazione”

S. Agostino

Tutto comincia così quasi per gioco, ci si guarda allo specchio e ci si vede grasse, inadeguate … che fare allora? Perché non iniziare una bella dieta?…Peccato che questo “stare a dieta” diventa ben presto un ridurre drasticamente le porzioni, un eliminare i cibi più calorici e così ci si ritrova in un circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire… Calorie, bilancia, cibo e peso diventano un pensiero costante ,fisso che invade la mente e la rende prigioniera di queste ossessioni di cui sembra impossibile liberarsi.

Quando è possibile fare diagnosi di anoressia nervosa?

Negli ultimi 15 anni si è notato un crescente aumento di casi di anoressia in età giovanile: pubertà ed adolescenza.

L’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare che colpisce soprattutto giovani donne e attualmente l’età di esordio della malattia si è molto abbassata.

Si tratta di un problema molto complesso che coinvolge la persona su più livelli : cognitivo, comportamentale, fisico e relazionale.

I principali criteri diagnostici che sono riportati nel DSM IV sono:

  • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al minimo normale per l’età e la statura.
  • Intenso timore di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.
  • Alterazione del modo in cui si vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza di peso o forma corpo sui livelli di autostima o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso. Alterazione di percezione e valore attribuiti all’aspetto fisico e peso.
  • La perdita peso viene considerata come una straordinaria conquista e segno di autodisciplina ferrea, mentre l’aumento del peso è vissuto come perdita inaccettabile delle capacità di controllo. Nonostante la gravità delle proprie condizioni psicofisiche, vi è la negazione delle gravi conseguenze sulla propria salute.

Esistono due sottotipi di anoressia nervosa dal punto di vista comportamentale:

  • Con restrizioni: non regolari abbuffate e condotte di eliminazione (vomito, uso lassativi, diuretici, enteroclismi). Perdita peso dovuta a dieta, digiuno o eccessiva attività fisica
  • Con abbuffate e/o condotte di eliminazione: episodi regolari anche con modiche quantità di cibo.

 

Le caratteristiche dell’Anoressia Giovanile

Se consideriamo questo disturbo dal punto di vista dell’approccio breve strategico, l’anoressia giovanilesegue principalmente il modello di Anoressia astinente che si caratterizza per:

  • La difficoltà a controllare le emozioni.
  • L’astinenza e il dimagrimento producono anestesia percettivo-emotiva che le protegge dalla paura di perdere il controllo durante esperienze emotive intense.
  • La realtà è percepita attraverso una lente deformante che ingigantisce tutto, troppo perturbante. Insoddisfazione, insicurezza e timore del fallimento sono sentimenti molto frequenti.
  • Le anoressiche astinenti mostrano molta energia e imperturbabilità emotiva; spesso hanno la sensazione di essere le più brave poiché riescono a fare qualcosa che la maggior parte non riesce (senso di superiorità ed esclusività)
  • Vantaggi secondari: ricevono affetto e attenzioni dalla famiglia.

Le tentate soluzioni disfunzionali ( ovvero le reazioni e i comportamenti messi in atto per affrontare il proprio disagio)sono:

  • Astinenza dal cibo e dalle emozioni piacevoli per timore di perdere il controllo.
  • Controllo della propria fragilità emotiva e relazionale mediante astinenza dal cibo e da tutto ciò che può turbare. Il dimagrimento è lo strumento per produrre anestesia emozionale.
  • Per quanto riguarda il sistema familiare, spesso i genitori insistono per farla mangiare, la controllano e si preoccupano per il suo stato di salute.

 

Come intervenire?

Nell’anoressia giovanile la consultazione terapeutica, generalmente, deve coinvolgere anche i famigliari. E’ importante rendere partecipi i genitori, in questo essi svolgono un ruolo fondamentale nei confronti del figlio/a che soffre di questo disturbo ed è proprio in virtù di ciò che vengono date loro delle “istruzioni” da seguire al fine di aiutare il figlio nel perseguimento degli obiettivi terapeutici che spesso non è in grado di affrontare da solo.

Dopo aver fatto un’analisi dettagliata della situazione attuale e aver indagato circa le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto viene negoziato e accordato con la paziente un piano alimentare base da seguire al fine di ristabilire, passo dopo passo, un’alimentazione equilibrata che favorisca l’aumento di peso graduale della paziente.

Una volta risolto il problema alimentare si procederà con l’affrontare eventuali difficoltà al di fuori del disturbo anoressico quali per esempio problemi relazionali e/o pensieri ossessivi residuali.

Dott.ssa Laura Cazzaniga , Psicologa e Mental Trainer

Bibliografia

Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo, Giorgio Nardone (2003),BUR Rizzoli.

Le prigioni del cibo, Nardone G., Verbitz T., Milanese R. (2009), Tea Edizioni, Milano.

Manuale di psicopatologia dell’adolescenza, Ammaniti M. (a cura di), (2002) Raffaello Cortina Editore.

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