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Aiuto sono nomofobo!

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Nomofobia: di che si tratta?

nomofobia 1Contrazione di “no mobile phobia”, questo termine indica la paura di separarsi dal proprio telefono cellulare. Fobia dei tempi moderni o fantasma del marketing?

“Il mio telefonino non mi lascia mai!”, mi confida un mio paziente. “Mi domando se questo comportamento sia normale o sia qualcosa di grave…” Si potrebbe trattare di un comportamento problematico che se protratto nel tempo potrebbe portare ad una forma di dipendenza, ma definire tutto ciò come una vera e propria sindrome psicopatologica appare essere un po’ azzardato! Ultimamente infatti esiste questa diffusa tendenza a patologizzare un po’ tutti i comportamenti diffusi legati alle nuove tecnologie e allora ecco che vengono messe delle etichette, basate su interpretazioni senza fondamento, a ogni nuova moda ( il selfie è simbolo di narcisismo, Facebook è esibizionismo ecc.).
Bisogna fare chiarezza. Innanzitutto si tratta di una questione di gradi di eccesso di un comportamento : occorre infatti fare una distinzione tra uso intensivo, abuso e dipendenza che porta poi alla perdita di controllo.

Perché e come si sviluppa la “Smartphone mania” ?

Se quindi non si tratta di una vera e propria dipendenza, cosa spinge una persona ad avere paura di separarsi dal proprio telefonino?

  • La multifunzionalità. Non si tratta della paura di separarsi dall’oggetto in sé, ma da ciò che esso rappresenta ovvero dalle sue innumerevoli funzioni. Dimenticare a casa il telefono cellulare, significa dimenticare non solo il telefono ma anche l’agenda, la musica, il giornale, la posta elettronica, la macchina fotografica…Lo Smartphone ha sostituito un gran numero di oggetti della nostra vita quotidiana ed è quindi diventato un oggetto essenziale, entrando così nella lista dei cosiddetti must have. La ricchezza e la polivalenza racchiuse in uno smartphone spiegano i comportamenti che la sua assenza può generare. Generalmente, una persona che non riesce a stare senza il proprio telefonino quando si “separa” da esso manifesta reazioni psicosomatiche come ad esempio ansia, preoccupazione, pensieri ossessivi, sensazione di perdita di controllo ecc.

Ma c’è di più. Un altro motivo per cui una persona diventa inseparabile dal suo smartphone risiede in un ulteriore significato che essa attribuisce all’oggetto in questione, che         questa volta ha a che fare con la sfera emozionale:

  • “Pillola” del buonumore . Ecco che lo Smartphone diventa strumento di gestione delle proprie emozioni e serve a porre rimedio alle sensazioni e situazioni spiacevoli… Siamo in coda all’ufficio postale? Semplice…quale miglior modo d’ingannare l’attesa se non giocando o navigando sui socialnetwork ?! Siamo in una città che non conosciamo e ci siamo persi? Presto fatto utilizziamo la funzione di geolocalizzazione e sappiamo subito in che punto ci troviamo!

Per le persone particolarmente inquiete ed ansiose il telefono è diventato una sorta di “scacciafobie”: innanzitutto perché soddisfa il loro smodato bisogno di controllo e poi perché calma le loro paure più recondite (l’angoscia della solitudine, di separazione dai nostri cari e la sensazione di essere avulsi dalle relazioni e dal mondo).

Infine, un’ulteriore motivazione del forte legame è data dalla sensazione di poter avere potere e padronanza su tutto quando si ha tra le mani il cellulare:

  • L’onnipotenza. “Lo smartphone ci piace…e tanto anche!” e perciò lo vogliamo sempre più bello, ed allora compriamo una nuova cover; sempre più performante e allora scarichiamo l’applicazione più in voga del momento… come se fosse una sorta di oggetto transazionale digitale. Le caratteristiche di accessibilità, immediatezza, mobilità rimandano infatti a quella sensazione di quando si è bambini e ci sente super potenti e protetti se si porta con sé la “copertina di Linus”.

Lo smartphone sembra realizzare il motto “volere è potere” ed è come se ci permettesse di vivere una realtà in cui regna il principio del piacere, in cui è possibile evitare ogni tipo di frustrazione… fino a quando la batteria si scarica e il cellulare si spegne :puf…back to reality (la dura realtà!)

Cosa fare? Strategie per prevenire e combattere la nomofobia

nomofobia 21. Interrogarsi
In primo luogo occorre fare il punto della situazione. Cercate di osservare il vostro comportamento e ponetevi queste domande: dove tengo il telefonino? Mi sento quasi “obbligato” a guardarlo? Quali sono gli utilizzi che ne faccio (giochi, informazioni, social network?) Che benefici penso di ottenere? (piacere, sensazione di essere in contatto con gli altri..). Se vi accorgete di passare molto tempo attaccati allo smartphone e avete la sensazione di star esagerando , può essere utile anche prendere nota del vostro utilizzo tenendo una sorta di “diario di bordo” in cui appuntate osservazioni circa i vostri comportamenti (dove, quando, perché? Sensazioni? Ecc.)

2. Cambiare abitudini
Inserire dei piccoli cambiamenti all’interno della vostra routine quotidiana nel rapporto col vostro telefonino come se fossero delle “piccole violazioni” ai vostri schemi ormai diventati “automatici”. Per esempio, dimenticate volontariamente a casa il telefonino quando andate a fare la spesa, impostate il blocco notifiche di modo da evitare inutili “richiami” provenienti dal vostro dispositivo, quando siete a cena fuori evitate di metterlo sul tavolo e tenete la modalità silenziosa: i vostri amici e vicini di tavolo ve ne saranno grati!

3. Fissare dei limiti
Il nostro continuo ricorso allo Smartphone è legato alle circostanze: tutte le situazioni che creano insicurezza psicologica ne sono la causa e il rischio è quello di renderne l’utilizzo una compulsione. Per evitare di cadere in meccanismi disfunzionali una strategia utile è quella di fissare dei paletti volti a stabilire un corretto uso dello Smartphone. Tali limiti possono essere temporali e/o situazionali e devono fungere da argini ai vostri possibili eccessi.

In poche parole la chiave sembra essere nell’ “utilizzo consapevole e responsabile”.

 

Dott.ssa Laura Cazzaniga, psicologa e mental trainer

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